10 motivi per cui lavorare in una startup di social lending ti cambia la vita!

Ho 32 anni e dopo 2 lauree, 1 master e 7 anni di lavori saltuari vari (tra stage, consulenze e co-co-cazzate varie) ho finalmente un lavoro che è fighissimo e vorrei rendervi partecipi di cotanta bellezza!

Mi sono sempre considerata fortunata rispetto ai miei coetanei, ma non solo fortunata, no, non lo accetto: io dico sempre che la fortuna non ti cerca ma devi cercarla e, come dice il proverbio, aiuta gli audaci e anche i coraggiosi, aggiungo io.

Ho fatto anch’io la gavetta: 2 anni nel marketing di Johnson & Johnson Medical, una triennale in scienze della comunicazione e una specialistica in scienze politiche e poi ho fatto anche un master in web marketing; son seguiti 3 anni in direzione comunicazione BNL BNP Paribas che mi son valsi il tanto agognato contratto a tempo indeterminato.

Ecco: dopo tutti questi anni ho capito che la felicità non poteva dipendere dalla nomenclatura di un contratto e tempo 9 mesi e ho dato le dimissioni per entrare in Soisy, neonata startup fintech di social lending.

Per molti ho fatto un salto nel buio e una pazzia. A 6 mesi dalla mia scelta posso dire semplicemente che è stata la pazzia migliore che potessi fare: una scelta faticosa ma necessaria, per continuare a darmi la possibilità di imparare e di continuare a crescere.
E quindi qui voglio raccontarvi questi 6 mesi: perché 6 mesi in Soisy valgono assai più di 3 anni in banca, perché una startup ti forma e qualunque studente dovrebbe farci almeno uno stage e perché vale la pena investire in una startup, sempre (sia se cerchi lavoro e vuoi imparare, sia se vuoi farlo come investitore tout court… e soprattutto se vuoi farlo nel social lending di Soisy;).

 

1) Utilità e impatto del lavoro che fai: hai la possibilità di lavorare su cose utili e di cui puoi constatare l’impatto reale. Con tutto il team e lista di priorità alla mano ci si divide le attività, senza sovrastrutture inutili, inutili riunioni o dover rispondere a 10 persone diverse: non ci si sente parte di un ingranaggio immenso e senz’anima ma ogni cosa che fai conta davvero e ha un impatto, nel senso che aiuta o danneggia l’azienda (e in base a questi risultati si prendono le decisioni sulle attività successive).

2) Attenzione maniacale ai numeri e ai funnel: di ogni attività presa in carico si discutono e settano gli obiettivi: KPI is the rule and Karl Popper our beloved mentor! Anche questo articolo che state leggendo a inizio settimana era un’attività da svolgere con annesse stime di engagement e awareness. Si fanno ipotesi (siamo consapevoli che non abbiamo la conoscenza in mano e siamo qui per imparare), le si testano e dopo il test si validano se in linea con stime e obiettivi predefiniti, o si “invalidano” e si passa al prossimo test da validare. Come non imparare così? Il processo di apprendimento è scientifico!

3) Fatto è meglio che perfetto: questa è di Mark Zukerberg, oggi a capo di una delle più grandi aziende del mondo ma che solo qualche manciata di anni fa era esattamente una startup! Qual è il significato? Lo possiamo sintetizzare nell’acronimo MVP (Minimum Viable Product): minimo prodotto di valore. Ovvero: non aspettare di avere il sito o la piattaforma perfetta, ma intanto esci col prodotto e verifica se il cliente lo vuole. Prima lo testi e lo validi, e in caso di esito positivo del test hai tutto il tempo per migliorarlo!

Social lending Soisy + remote working = so happy!4) Organizzazione agile del lavoro: scordatevi riunioni boriose, nella startup trascorrerete il vostro tempo in standup meeting, iteration o sprint meeting o pomodori… è la metodologia agile, bellezza! Che non significa, come in banca, una slide su tutte le presentazioni aziendali con una tipa contorsionista davanti al pc senza alcuna implicazione nella vita di tutti i giorni, ma un modo davvero nuovo e produttivo di organizzare il lavoro perché ne aumenta esponenzialmente l’efficacia.

5) Impari tanto e tanto velocemente, perché il lavoro lo fai tu e non un consulente! Trello, slack, hotjar, hootsuite, optimizely, balsamiq per i mockup sono solo alcune della più che decina di applicazioni e software che abbiamo provato per ottimizzare il lavoro e che diventano man mano patrimonio e “cassetta degli attrezzi” di uso quotidiano (quando ovviamente il lavoro lo si fa in prima persona, non delegandolo ad agenzie esterne come si fa solitamente nelle grandi aziende).

6) Non esistono job roles o job titles, ma solo diversi “cappelli”: prendi il lavoro che ti piace -o spesso quello che serve in quel preciso momento- e fallo, that’s it! Questo significa anche che l’organizzazione non è affatto gerarchica: ovunque si dice che tutti sono uguali, ma solo nelle startup nessuno è più uguale degli altri, nessun timore reverenziale verso qualcuno e puoi trovarti a scrivere il codice di back-end o fare il piano editoriale supportato direttamente del CEO!

7) Tutti ascoltano tutti: proprio perché non esistono gerarchie né ruoli predefiniti (vedi punto precedente) tutti possono dire la propria su ciascun ambito di lavoro, anche se non esattamente il proprio. Si dà valore ad ognuno, ad ogni idea e voce e ci si sente parte come di una famiglia, come di un qualcosa di unico e di valore e non un impiegato qualsiasi in un ingranaggio qualunque. Questo responsabilizza molto le persone, su cui d’altra parte c’è un investimento totale e continuo: in Soisy crediamo che le persone contribuiscono alla crescita dell’azienda e una persona che non cresce è un nostro fail e dell’azienda tutta.

8) Contano le competenze e la voglia di imparare, non il cv o l’università che hai frequentato. Io, come tutti i primi assunti in Soisy, sono stata assunta senza presentare un cv (né me l’hanno mai richiesto, se non dopo l’assunzione per presentarlo in CDA) e mi hanno scelto per quello che ho raccontato a Pietro e Andrea (rispettivamente CEO e co-founder di Soisy), per i miei valori, le mie idee e il mio approccio al lavoro, non per la LUISS o il master che pure avevo fatto. Entrando in una startup, entri a capofitto in un’azienda in divenire e le tue attitudini e competenze contribuiscono non solo al lavoro che fai, ma anche a disegnare la cultura aziendale e i suoi valori.

9) Non esiste altro dio all’infuori della trasparenza: in una startup non devi raccontare all’AD (totalmente scollegato dal business e dai suoi problemi reali) quanto sei bello e quanto sei bravo. Zero logiche autoreferenziali ma totale trasparenza e verità sui numeri, sui dati, sui risultati. Trasparenza significa inoltre totale visibilità su tutti gli aspetti del business: ogni meeting -di qualsivoglia settore: marketing, legale o compliance,…- è aperto. Per tutti.

Social lending Soisy in retreat10) Lavori con persone appassionate e questo, lasciatevelo dire, fa tutta la differenza del mondo, perché la passione e l’entusiasmo sono contagiosi.

11) Eh si, avevo detto “10 cose” ma continuo perché anche le liste di cose belle sono positive, contagiose e entusiasmanti, esattamente come lavorare in una startup! Quindi l’11° motivo è proprio questo: lavorare in una startup ti fa venire voglia di fare cose, instancabilmente!

12) Ispirazione continua e possibilità di imparare dai migliori: essere circondati da imprenditori è di grande ispirazione, sempre. Inoltre, avere dei capi che stanno rischiando coi propri soldi e hanno lasciato il proprio lavoro strapagato in banca per creare una startup, ti dimostra una volta di più che da loro puoi solo imparare.

13) Non esistono burocrazia né regole inutili: l’ “abito non fa il monaco” è una presa per i fondelli spesso ipocrita: è vero solo nelle startup dove t-shirt e jeans la fanno da padroni e nessuno è giudicato per l’abbigliamento. Oltre le inutili regole su come vestirsi o cose fuori dal mondo come il “casual friday”, nelle startup non esistono regole inutili in generale: “come tenere in ordine la scrivania”, “come e in che orari recarsi a mensa”,… per chi lavora in una startup diventano solo aneddoti per cui prendere in giro amici e conoscenti meno fortunati.

14) Tra le tante regole inutili, una menzione a parte la merita l’orario di lavoro 09:00/17:00, rigorosamente dall’ufficio, pena necessità di richiedere il “fuori sede”. In un mondo sempre più globalizzato e connesso, fuori sede è davvero fuori moda e per una startup la propria sede è il mondo intero. In una startup, non si lavora per turni, orari o location ma solo per obiettivi: hai tutte le attività e card settimanali su Trello, l’importante è portarle in done indipendentemente da quando o da dove le fai. In Soisy poi siamo full remote: chi lavora da Trapani, chi da Pescara, chi da Roma o Milano, potendo lavorare da casa, in ufficio o dal mare. Anzi pensiamo che se lavori dal mare forse sei più felice e lavori meglio! Più in generale, non avendo una sede fissa, possiamo attingere a un più largo bacino di talenti.Lavorare in una startup di social lending

15) In definitiva e un po’ sintetizzando tutti i motivi precedenti, questo significa che in una startup il lavoro è faticoso ma non pesa: non ci sia annoia mai, ci si prende il tempo per divertirsi (immancabile il calcio balilla dopo pranzo per chi lavora dal Talent Garden, i retreat o le uscite varie tra colleghi) e si dà importanza al giusto mix tra lavoro e riposo (giusto per la cronaca: la startup è l’unico posto dove sono stata sollecitata dai miei capi a tornarmene a casa dopo una lunga giornata di lavoro, perché secondo noi lo stress e la stanchezza non favoriscono né la creatività né l’efficienza del lavoro).

 

Giorgia Pavia

 

 

 

 

 

 

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