Investire in ETF conviene? Pro e contro degli Exchange Traded Funds

 

All’interno del nostro articolo sui migliori investimenti abbiamo già introdotto il tema degli ETF, descrivendoli come una particolare tipologia di fondo d’investimento, che viene negoziata in borsa e ha una gestione passiva. Ciò significa che gli ETF derivano il loro rendimento non dalle abilità di compravendita di un gestore del fondo ma dalla quotazione di un indice e l’obiettivo degli ETF è quello di replicare l’andamento di tale indice.

Prima di andare avanti, quindi, conosciamo meglio gli indici.

 

Investire in ETF: gli indici sottostanti

Come appena accennato, gli ETF hanno come obiettivo la replica del rendimento dell’indice di riferimento. Ma cosa sono gli indici? Riprendendo una definizione di Borsa Italiana,

“un indice è una rappresentazione astratta del mercato di riferimento che il gestore non può comprare direttamente”.

Gli ETF possono essere, quindi, costruiti su diversi indici di riferimento, come:

  • Indici globali o mondiali, che includono:
    • Indici azionari appartenenti a mercati sviluppati e aree geografiche finanziariamente rilevanti, come Europa, USA, Giappone.
    • Indici azionari rappresentativi di mercati emergenti, i cosiddetti Paesi BRIC.
  • Indici nazionali: Indici obbligazionari e Titoli di Stato.
  • Indici settoriali: Indici azionari relativi a diversi settori, come quello industriale, delle telecomunicazioni, tecnologico, delle utility, bancario, finanziario, energetico…
    • Indici azionari suddivisi per categorie specifiche (mid cap, small cap, value, growth, select dividend).
    • Titoli corporate emessi da società private.
  • Indici relativi a materie prime
  • Indici di società immobiliari e di private equity


Investire in ETF: due punti di partenza

Investire in ETF significa avere a portafoglio strumenti finanziari semplici e, di solito, poco costosi. Si tratta, inoltre, di fondi di investimento quotati in Borsa, le cui quote possono essere trattate come normali titoli azionari, e quindi acquistate e vendute in qualunque momento.
Per avere un’idea circa la dimensione del mercato, facendo riferimento solo alla Borsa Italiana, si rilevano circa 1.000 ETF quotati, il che prospetta grande flessibilità all’investitore e gli dà garanzie di regolamentazione.
Ma prima di parlare dei vantaggi e degli svantaggi di investire in ETF, ci teniamo a ribadire due aspetti fondamentali:

  • Investimento diversificato

    Come per tutti gli strumenti finanziari, la diversificazione della propria asset allocation è una regola imprescindibile per ridurre il rischio dei propri investimenti. Con gli ETF diversificare è più semplice ed efficace. Se con altri asset per diversificare occorre acquistare diversi titoli, con gli ETF si può avere un paniere di titoli completo acquistando un solo strumento finanziario, poiché “investire in un ETF significa prendere facilmente posizione su un intero indice di mercato, che facendo riferimento ad un paniere ampio di titoli, diversifica e diminuisce il rischio dell’investimento.

  • Bassi costi

    Gli ETF hanno per loro intrinseca struttura dei costi di gestione più bassi rispetto ad altri strumenti, non richiedendo un elevato numero di operazioni di compravendita e di interventi da parte del gestore.  Le strategie passive, però, secondo alcuni esperti, portano con sé dei limiti, poiché anche se sono favorite nelle fasi positive del mercato, si trovano nella situazione opposta quando il mercato va male e, dopo fasi particolarmente redditizie, c’è da aspettarsi un probabile crollo.”.

 

Investire in ETF: i vantaggi

  1. Liquidità

Per liquidità si intende la facilità con cui può essere acquistato o venduto un dato strumento finanziario, intesa sia in termini di tempi che di costi. Come tutti i fondi di investimento quotati in Borsa, gli ETF sono estremamente liquidi, poiché è semplice vendere o comprare nuove quote senza incorrere nella loro svalutazione.

 

  1. Flessibilità

Una delle conseguenze della liquidità è la flessibilità. Gli ETF, come abbiamo visto, sono estremamente liquidi e il loro lotto minimo negoziabile è di un’azione o quota, per cui sono accessibili anche ai piccoli risparmiatori. Tutto ciò fa degli ETF uno strumento flessibile, in quanto adatto a investitori privati ma anche a grandi trader, consentendo strategie sul breve periodo ma anche a medio e lungo termine.

 

  1. Semplicità d’uso

Come accennato poc’anzi, gli ETF sono caratterizzati da semplicità di utilizzo. È, infatti, possibile prendere posizioni su indici, settori, aree geografiche attraverso un’unica operazione di acquisto o vendita senza dover effettuare azioni singole su ogni titolo di un determinato comparto.

 

  1. Efficienza

Mettendo a confronto i costi di gestione di un fondo attivo e di un ETF risulta che il primo supera il 2% mentre il secondo si attiene in media allo 0,5%. Si può affermare in tutta tranquillità che la gestione passiva sia uno strumento efficiente, in quanto rende l’investimento in ETF estremamente vantaggioso.

 

  1. Sicurezza

Gli ETF sono strumenti a patrimonio separato rispetto a quello societario dell’emittente. L’investimento, quindi, viene restituito anche in caso di fallimento del gestore del fondo.

 

  1. Trasparenza

La natura stessa di questi fondi portà con sé un elevato livello di trasparenza. Esposizione valutaria, masse gestite, merito creditizio, tipologia di replica sono tutti misurabili in maniera agevole.


Investire in ETF: gli svantaggi

Dopo aver sottolineato i pro di investire in ETF, è necessario conoscere anche il rovescio della medaglia, poiché come per tutti gli strumenti finanziari esistono dei contro.

  1. Rischio

La sottoscrizione degli ETF può avvenire solo tramite mercato secondario, questo porta con sé il vincolo ad investire in un paniere precostituito che non è possibile cambiare e che potrebbe includere società con bilanci problematici. La diversificazione può risolvere il problema solo in parte, riducendo il rischio ma non eliminandolo del tutto.

  1. Emissione riservata solo agli investitori istituzionali

La negoziazione con le società emittenti di ETF può essere condotta solo dai player istituzionali.  Per gli investitori privati, invece, è possibile solo nel mercato secondario attraverso i broker.

  1. Spread bid/ask

Si tratta della differenza tra il prezzo al quale il dealer è disposto ad acquistare uno strumento finanziario e quello al quale l’altro dealer è disposto a venderlo. In caso di un supporto non adeguato alla liquidità degli ETF da parte dell’operatore, tale spread può ampliarsi eccessivamente.

 

Investire in ETF: commissioni e TER

I detentori di ETF non hanno commissioni di “Entrata”, “Uscita” o “Performance” a loro carico. Esiste, tuttavia, il TER, Total Expense Ratio, ovvero  un indice dei costi di gestione che comprende:

  • Commissioni di gestione, che costituiscono la voce che incide maggiormente sul TER, rappresentano la porzione di capitale investito utile a remunerare le attività di gestione da parte della società incaricata.  
  • Commissioni di deposito. Le quote acquistate restano in giacenza presso la Banca di riferimento, che, svolgendo un ruolo di “custodia”, richiede il pagamento di una commissione.
  • Commissioni di amministrazione. Hanno un impatto molto ridotto e fanno riferimento ai costi legali e alle spese amministrative.

Il TER varia in base al tipo di fondo e, in generale, negli ETF è più basso rispetto agli altri strumenti, ma è comunque un fattore da tenere in considerazione.

 

Investire in ETF: per concludere… e per ricominciare!

Investire in ETF può essere un buon compromesso per chi punta alla diversificazione e a un rischio contenuto, cercando al contempo la flessibilità della negoziazione real time delle azioni. Ma non è l’unica via: Soisy, per esempio, è uno strumento a basso rischio che può essere anche più redditizio dell’investimento in ETF. Leggi qui i rendimenti dell’ultimo anno e qui, invece, puoi trovare maggiori info sugli investimenti online Soisy per finanziare acquisti in e-commerce e negozi.

 

Credits immagini: copertina

 

 

 

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