Piccoli prestiti: posso richiederli? La risposta è nelle banche dati

 

La domanda iniziale sulla possibilità di richiedere un piccolo prestito personale è certamente provocatoria: poter richiedere piccoli prestiti è assolutamente lecito e possibile per tutti; il dubbio è se la richiesta verrà accolta una volta che l’istituto di credito avrà concluso l’istruttoria.

Scopriamo meglio dunque come vengono svolte le istruttorie, come “prevederle” e se e come è possibile verificare se ci sono errori nelle banche dati che forniscono le informazioni agli istituti di credito.

Così sarà possibile richiedere i nostri prestiti tra privati in maniera più consapevole.

 

Piccoli prestiti e merito creditizio: come fare un’auto-valutazione prima di far partire l’indagine

Prima di richiedere un prestito (piccoli prestiti o grandi che siano) è sempre bene ponderare le possibilità di sostenere tale impegno nel tempo e farsi qualche domanda in più. Come spieghiamo infatti nel paragrafo successivo, anche richiedere un prestito incide sulle possibilità stesse di ottenerlo!

Ecco dunque che domande come “Ho un lavoro stabile che mi permetterà di onorare i miei debiti?”, “Ho dilazionato bene le rate in modo da non incidere troppo sullo stipendio a fine mese?”, diventano fondamentali e una propria onesta auto-valutazione è il primo passo per decidere, in prima persona e senza passare dalle banche o dai comparatori on line, se il prestito è sostenibile.

Per (auto)valutare la sostenibilità di un prestito vale ancora una vecchia ma saggia regola: la somma degli importi dei nostri impegni e rate mensili non deve superare un terzo del reddito mensile a disposizione. E quando si parla di reddito mensile si intendono ovviamente i redditi dimostrabili attraverso busta paga o CUD, che poi gli istituti di credito richiedono e su cui si basano per valutare il rispetto di questa proporzione (insomma: i “sono ricco di famiglia e chiedo una mano ai miei in caso di sofferenze” non valgono perché, anche se è uno status ambito, non è dimostrabile).

 

Piccoli prestiti e istruttoria: per fortuna che ci cono i SIC!

Fatta la propria (auto)valutazione, se si procede a richiedere un prestito il passaggio successivo prevede che l’istituto di credito consulti le sue banche dati di riferimento per valutare se accogliere o meno tale richiesta di prestito (lo facciamo anche noi in Soisy, ovviamente).

Si tratta di banche dati indipendenti di terze parti, i cosiddetti SIC (Sistemi di Informazione Creditizia), che archiviano i dati forniti dagli enti partecipanti (banche, società finanziarie, istituti di pagamento, …) i quali, su base volontaria, forniscono ai SIC i dati sui rapporti di credito dei propri clienti. Come controparte, e comunque a pagamento, ogni istituto di credito può poi accedervi per conoscere la storia creditizia di chi richiede un prestito o finanziamento.

I principali SIC privati che in Italia registrano informazioni sui prestiti e gli impegni personali sono CRIF (che usiamo anche noi in Soisy), Experian-Cerved, CTC e il SIC di Assilea, l’Associazione Italiana di Leasing; a questi si aggiunge la Centrale Rischi della Banca d’Italia, che ha carattere pubblico e registra impegni superiori a 30.000€.

 

Prestiti si(c) o no? La risposta è nelle banche dati


I SIC registrano e conservano una gran mole di informazioni che poi gli istituti di credito analizzano per accordare o meno un prestito: dagli ultimi movimenti delle carte di credito ai vari impegni in corso (dalle rate del muto, a quelle per Piccoli prestiti e tempi di conservazione dei dati nei SICl’ultimo smartphone acquistato a rate, a quelle della macchina che magari ancora stiamo pagando da un paio d’anni, etc); ma anche le richieste di prestito o finanziamento fatte negli ultimi 6 mesi (ne tengono traccia per 6 mesi, e solo per 1 mese nel caso in cui la richiesta di prestito venga rifiutata o ci sia una rinuncia da parte del richiedente), i ritardi o le morosità nei pagamenti di più di due rate anche se poi sanate (il dato rimane per 2 anni), fino alle morosità più gravi non sanate che diventano vere e proprie inadempienze (le quali rimangono nel sistema per 3 anni dalla conclusione del contratto o dall’ultima segnalazione dell’istituto di credito). E non è tutto: i SIC registrano anche i dati e comportamenti positivi (pagamenti tempestivi e non caratterizzati da ritardi o altri eventi negativi vengono memorizzati per 3 anni; informazione che eventualmente agevola in caso di richieste successive di accesso al credito).

In tali banche dati è scritta la storia creditizia di ciascuno di noi e tutti questi dati contribuiscono a creare una sorta di punteggio sul “merito creditizio” di ciascuno, e definire, in ultima analisi, se siamo buoni o cattivi pagatori.

 

Prestiti e accesso ai SIC: come fare?

Per legge tutti hanno diritto a conoscere e verificare la correttezza della propria posizione creditizia nei SIC e a richiederne l’eventuale a cancellazione o modifica in caso si ritenga ci siano errori.

Le modalità di accesso e consultazione di tali banche dati variano a seconda della singola società, e lo stesso vale per i tempi, che possono variare da 2 a 15 giorni lavorativi. Per tutti i SIC è però necessario inviare un modulo di richiesta scritto e firmato,via fax, internet o per posta allegando copia dei propri documenti personali (codice fiscale e documento d’identità).

I moduli di richiesta sono scaricabili ai seguenti link:

Nel caso di CRIF (che è la SIC che consultiamo in Soisy per i nostri controlli) il servizio online è a pagamento: chiunque voglia consultare la propria posizione creditizia deve pagare 4€ se vengono individuate informazioni o 10€ se CRIF non trova nessuna informazione. A questo link ci sono tutte le info per eventuali cancellazioni in caso di truffe, dati inesatti e altre problematiche. E, sempre CRIF, ha creato il servizio Mettinconto: costa 35€ e permette di ricevere un esito accelerato in massimo due giorni lavorativi, di avere una consulenza telefonica dedicata e di poter inoltrare la richiesta di rettifica online, oltre a calcolatori e simulatori per pianificare il proprio indebitamento in modo consapevole e sostenibile.

 

Piccoli prestiti tra privati: il nostro consiglio

Se in passato, pertanto, si sono avuti problemi con altri prestiti si è iscritti ai SIC come “cattivi pagatori”.

In questo caso anche ottenere piccoli prestiti sarà molto più difficile, tanto con le banche ma ancor di più su piattaforme di peer to peer lending come la nostra. L’idea, infatti, che i prestiti tra privati siano un sistema più facile per ottenere credito laddove non lo si ottiene attraverso canali di credito tradizionali, è sbagliata: se si sono avuti problemi di credito in passato il prestito tra privati non è una soluzione, perché come tutte le banche (e anche molto più severamente) teniamo conto dei dati dei SIC (non solo per piccoli prestiti).

Il che, in ultima analisi, ci serve a tutelare i richiedenti da un indebitamento eccessivo e gli investitori privati dal rischiare di perdere i risparmi che prestano sulla piattaforma.

Al contrario, come abbiamo spiegato in questo articolo, per i “buoni pagatori” (che non hanno avuto ritardi con i pagamenti passati e hanno redditi proporzionati agli impegni che assumono) la probabilità di ricevere un prestito a prezzi bassi è molto alta (oltre che appunto conveniente rispetto ai prezzi degli istituti di credito tradizionali).

 

Piccoli prestiti tra privati: controlli molto selettivi sui richiedenti

 

 

 

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